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La Sede

Dal 1° luglio 2026, l’Istituto Italiano di Cultura di Londra ha una nuova sede, Casa Italia, che ospita gli uffici dell’Ambasciata d’Italia a Londra, dell’Istituto Italiano di Cultura e dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Si trova accanto a Buckingham Palace, nel centro nevralgico della vita politica e istituzionale del Regno Unito.

Casa Italia è luogo di incontro di tutte le componenti del Sistema Italia. È una vetrina che promuove il nostro Paese a 360 gradi, coniugando l’anima economica, culturale, artistica e sociale in un unico centro. Frutto di un lavoro di squadra tra gli uffici del Ministero degli Esteri, l’Ambasciata d’Italia a Londra, l’Istituto Italiano di Cultura e l’ICE, le principali aziende italiane di design e arredamento, musei italiani e britannici, Casa Italia vuole essere uno spazio aperto a tutti: rappresentanti delle istituzioni; imprenditori; cittadini; studenti; accademici e scienziati; sportivi; giornalisti; esponenti del mondo dell’arte e della cultura.

Gli ambienti sono stati realizzati con il contributo di numerose aziende italiane di design, tra cui Molteni&C, Unifor, Cassina, Tecno, Poltrona Frau, Porro, De Padova, Saporiti Italia, Citterio, Alias, Rubelli, Flos, Alpi, Listone Giordano, Marsotto, Glas Italia, Olivari, Karakter, Acerbis, Tacchini, Azucena, Giobagnara, CC-Tapis e Robertosport. Le aree coffee point sono dotate di apparecchiature Lavazza e Smeg, che completano il progetto con una presenza iconica del Made in Italy. Le soluzioni di illuminazione e tecnologia integrata sono state curate da Flos Architectural, Formafantasma, Unifor, Citterio e Tecno. Gli impianti audio sono a cura di K-Array. Finiture e materiali – tra cui travertino Marsotto, legni naturali, tessuti Rubelli e superfici Alpi – riflettono la continuità tra tradizione artigianale e genio creativo contemporaneo. Nella Lobby, un mosaico progettato da Formafantasma e realizzato da Fantini Mosaici reinterpreta in chiave moderna questa tradizionale arte decorativa italiana.

La componente artistica di Casa Italia comprende opere provenienti da collezioni pubbliche e private, con un’attenzione particolare al dialogo tra moderno e contemporaneo. Nella Sala Principale è esposto un nucleo di lavori di Paolo Scheggi della serie Inter-ena-cubo (1967–1969). Nella Sala d’attesa e negli uffici trovano spazio tre lavori di Pietro Consagra (Controluce, 1998) e diverse opere di Arturo Vermi – tra cui Presenza (1965) e Diario 1 (1986) – oltre a due lavori di Tino Stefanoni (Le penne – 16B, 1972; Le borse di gomma – 72B, 1973). Nella Sala Giuseppe Verdi è installata la serie Grande Storia dell’arte italiana (nn. 1–4, 2025) di Gianpaolo Pagni. La Biblioteca Eugenio Montale ospita il tappeto–arazzo tratto da Superficie 480 (1967) di Giuseppe Capogrossi e l’installazione Emerging Forms (2025). Negli ambienti del primo piano, trovano collocazione Color and Light (2024) di Michelangelo Pistoletto, ed opere di Riccardo Paternò Castello (Milano, 2012), Tancredi di Carcaci (EBITDA, 2025) e Antony Gormley (Receive II, 2017), oltre a Spider Maximus (2020) di Achille Salvagni. Il percorso espositivo si arricchisce grazie ai prestiti dell’Estorick Collection – con opere di Zoran Mušič, Mario Sironi e Massimo Campigli – e con un nucleo di reperti provenienti dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, esposti in diverse aree: urne cinerarie in travertino, kylix e anfore attiche a figure nere (Collezione Castellani), un holmos con olla, una loutrophoros, un bacile in bronzo, teste votive e un’antefissa policroma.

Approfondimenti
  • Prima della strategica apertura di Casa Italia, l’Istituto italiano di Cultura di Londra aveva sede presso 39 Belgrave Square. Al centro di una delle zone più eleganti e alla moda del tardo georgiano Belgrave Square è stata progettata a partire dal 1825 da un consorzio di banchieri svizzeri, fra cui uno dei governatori della Banca d’Inghilterra, il costruttore Thomas Cubitt e l’architetto George Basevi.

    Fin da subito Belgrave Square è stata destinata ai membri dei ranghi più alti ed esclusivi della società ai quali è stata offerta una piazza dall’aspetto lussuoso (che copre 10 acri) circondata da palazzi eleganti. Il lato nord e quello est sono stati costruiti per primi, seguiti più tardi dai più esuberanti lati ovest e sud, realizzati quando ormai era chiaro che la nuova piazza avrebbe costituito una fonte di guadagno per il proprietario, il Conte Grosvenor diventato poi il primo Marchese di Westminster, la cui famiglia possiede tuttora il terreno.

    La piazza prende il nome da uno dei titoli secondari del Conte, che a sua vlta deriva da un villaggio nel Leicestershire. Dopo 175 anni tutte e quattro le file di palazzi si trovano nelle loro posizioni originarie e la piazza si presenta molto simile a com’era quando è stata completata nel 1830.

    Le finestre, i portici e gli attici delle grandi case a quattro piani ornate da stucchi sono stati pensati leggermente diversi fra di loro, cosi da creare un piacevole effetto visivo che evita la monotonia. Le case, leggermente più grandi, che si trovano ai quattro angoli della piazza sono anch’esse progettate da quattro architetti diversi, tuttavia le dimensioni della piazza fanno sì che non si vedano mai tutte insieme.

    Ad eccezione di alcuni piccoli dettagli, la disposizione delle stanze all’interno dei palazzi di Belgrave Square segue un modello uniforme, rintracciabile anche al numero 39. Il grande salone al primo piano per gli spettacoli e gli eventi, l’ingresso e lo scalone per l’accoglienza degli ospiti, il tutto circondato sopra e sotto da spazio in abbondanza per il personale di servizio.

    Nel periodo vittoriano la casa è stata la residenza di città del Conte di Albermarle. Come la maggior parte dei palazzi di Belgrave Square, ora sedi di ambasciate, istituzioni culturali o societa’, la sua funzione di domicilio privato è terminata ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

    L’architetto Basevi, che si distinse nel tardo georgiano, si formò presso lo studio di Sir John Soane ed è tuttora famoso grazie alla sua parentela con Disraeli e per aver progettato il Fitzwilliam Museum a Cambridge. Morì nel 1845 cadendo dalla torre della Cattedrale di Ely. Belgrave Square fu uno dei suoi primi lavori.