Dalle schede elettorali originali del Referendum Repubblica-Monarchia a quelle per l’elezione dell’Assemblea Costituente, fino alle proposte di legge alla Camera delle prime ventuno deputate donne. Sono tra i documenti più preziosi di una mostra sugli ottanta anni del voto delle donne in Italia alla London School of Economics and Political Science. Nata dalla collaborazione tra la Camera dei Deputati e l’Istituto Italiano di Cultura di Londra con il contributo delle collezioni storiche della LSE, l’esposizione ripercorre battaglie, conquiste e percorsi di rappresentanza femminile nel nostro Paese, portando per la prima volta all’estero straordinari documenti che prima mai avevano lasciato gli archivi di Montecitorio.
“Questa esposizione — ha detto il Segretario Generale della Camera dei deputati Fabrizio Castaldi — unisce per la prima volta documenti originali dell’Archivio Storico e della Biblioteca Nilde Iotti della Camera con materiali conservati nelle collezioni della LSE, offrendo uno sguardo congiunto sulla lunga marcia che ha portato le donne italiane alle urne il 2 giugno 1946”. Curata da Valeria Gigliello, direttrice della Biblioteca di Montecitorio, e dall’accademica Marzia Maccaferri, la mostra copre oltre un secolo di storia. Dalla petizione femminile al Parlamento del 1867 per non perdere il limitato diritto di voto goduto dalle donne sotto il dominio austriaco in Lombardo-Veneto al primo ok nel 1919 della Camera alla legge sul riconoscimento del voto alle donne, il cui iter venne bloccato prima da una crisi di governo e poi dal ventennio fascista. Fino ad un emendamento in originale delle 21 “Madri Costituenti” all’articolo 3 della Costituzione.
“L’esperienza dell’Assemblea Costituente – ha detto Castaldi a un folto pubblico di studenti ed accademici britannici ed italiani- ci ricorda che il confronto parlamentare, il dialogo tra posizioni anche distanti, è la linfa vitale delle istituzioni. La democrazia trova la sua espressione più alta nei Parlamenti, e le giovani generazioni devono comprendere che essa non è un dato acquisito per sempre: va conosciuta, difesa, rinnovata”. Un pensiero pienamente condiviso dal direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Francesco Bongarrà, secondo cui gli Istituti come il suo “non devono raccontare al mondo soltanto letteratura e arti italiane, ma il Paese intero, con la sua evoluzione civile e sociale. Farlo, come con questa mostra, insieme alla Camera dei Deputati e alla LSE rende questa iniziativa particolarmente efficace”.